http://ad.zanox.com/ppc/?24071337C99788162T

Davide contro Golia

Ovvero la resistenza dell’Isola a Porta Nuova

Posto tra i principali snodi ferroviari e dotato di servizi metropolitani e infrastrutture adeguate che lo connettono con i principali punti nevralgici della città, il quartiere Garibaldi-Repubblica ha sempre occupato una posizione di grande interesse a Milano. All’inizio del nuovo millennio l’Isola aveva alle spalle mezzo secolo di piani urbanistici falliti, miranti a ristrutturare lo spazio rimasto abbandonato dalla progressiva dismissione degli impianti ferroviari, che dal dopoguerra in poi avevano cercato di trasfomare radicalmente il quartiere popolare in una zona amministrativa demominata Centro Direzionale. Il Centro Direzionale di Milano avrebbe tratto il proprio spazio vitale, oltre che dall’arretramento della Stazione di Porta Nuova, anche dalla demolizione di interi isolati o pezzi di quartiere ricadenti nelle aree interessate dal piano, in quanto sarebbe sorto all’incrocio dei due assi attrezzati, vere e proprie autostrade urbane che avrebbero tagliato la città.

CentroDirezionaleAnni60-3

Contestualmente alla realizzazione del nuovo Centro Direzionale vennero portati avanti pesanti sventramenti nella zona della Stazione Centrale, di Porta Nuova e di Porta Garibaldi. Corso Como venne praticamente demolito per metà e analoga sorte toccò agli edifici nei dintorni di via Borsieri, all’Isola, laddove sarebbe dovuto sorgere il nuovo asse attrezzato, di cui il cavalcavia Bussa, sopra la Stazione di Porta Garibaldi, costituisce uno spezzone. Proprio la forte ostilità al progetto degli abitanti dei vari quartieri, unita all’insostenibile costo degli espropri, portò il Comune a bloccare ulteriori sventramenti e ad abbandonare la realizzazione degli assi attrezzati.
Stessa sorte toccò ai progetti degli anni Novanta, quando il quartiere vinse un celebre ricorso al Consiglio di Stato che bloccò tutto.

portanuova

Nel 2000 la giunta di centrodestra del sindaco Albertini decide di rilanciare un piano urbanistico volto a creare una “Città della Moda” e avvia le pratiche per la costruzione di un milione di metri cubi di uffici, alberghi, spazi abitativi secondo il nuovo masterplan disegnato dall’architetto Pierluigi Nicolini, rendendo edificabile l’area. Il fatto che le tre zone interessate (ex-Varesine, Garibaldi-Repubblica e Isola) fossero confinanti avrebbe fatto pensare ad una progettazione urbanistica complessiva che tenesse conto delle reciproche interazioni, mentre invece il Comune approva più piani indipendenti tra loro e dal pesante impatto ambientale. L’area della Stecca e dei giardini tra via de Castillia e via Confalonieri, che era del comune, viene scambiata nel 2001 con altri terreni dei proprietari (Preatoni, CMB di Carpi e altri) collocati verso il vicolo de Castillia e la Lunetta per far spazio al PII Città della Moda.

Y

Nel disegno del Comune si vede la strada a Y ad alto scorrimento che avrebbe tagliato in due il quartiere e i giardini di via Confalonieri.

Per l’Isola le conseguenze sono di fortissimo impatto: viene previsto il prolungamento di via Volturno destinato a portare il traffico proveniente da nord direttamente al centro città, tagliando il quartiere in due con una strada a scorrimento veloce bipartita a Y, l’abbattimento di alcuni edifici storici del quartiere (la Cascina Romagnina, una testimonianza del passato agricolo di Milano, la Stecca degli Artigiani, residuo del vecchio edificio industriale della Brown Boveri, la discoteca Nuova Idea e altri ruderi industrali), nonché la cementificazione dei giardini pubblici di via Confalonieri. Così nasce Porta Nuova, uno dei maggiori progetti di riqualificazione urbana in Europa, con un valore di mercato superiore ai 2 miliardi di euro. Nel 2003 inoltre il Consiglio Comunale delibera il rinnovo di una convenzione con un’impresa del gruppo Ligresti, risalente al 1989 e già dichiarata nulla nel 2000 dal Consiglio di Stato per vicende di costruzione, che prevede l’edificazione di un immobile di 33.000 mq adibito a uffici e a ad area commerciale con centinaia di posti auto.

Il quartiere ancora una volta si mobilita. Organizzato in diversi gruppi, tra cui alcuni giovani architetti del Politecnico, occupa la Stecca, già sede di alcune associazioni e di una decina di artigiani del quartiere, facendone il centro culturale e progettuale di una una serie di operazioni di comunicazione (informative, artistiche, partecipative) atte a sensibilizzare i cittadini e organizzare la resistenza. Non è un’opposizione cieca e improduttiva, ma molto attiva anche nel proporre piani alternativi che tengano conto dei desideri degli abitanti oltre che delle esigenze degli immobiliaristi. Si chiede di non costruire edifici sui giardini di via Confalonieri, di ristutturare la Stecca degli artigiani e di adibirla a spazi aggregativi e a centro per l’arte, la cultura e l’artigianato, trasferendo parte dei diritti volumetrici dei privati dai giardini all’area Garibaldi-Repubblica.

Il progetto del quartiere

A suon di ricorsi al Tar, con i quali riescono a bloccare temporaneamente la costruzione di un palazzo di 13 piani, di cui 3 di parcheggio fuori terra tra via Confalonieri e via De Castilla, di proprietà della Milano Assicurazioni (il cosidetto “Rasoio”), i comitati costringono costuttori e amministratori al dialogo. In particolare l’entrata sulla scena della multinazione Hines, che nel 2006 completerà l’acquisizione di tutte le aree del Progetto Porta Nuova, si spartisce l’area dell’Isola con il gruppo Ligresti, inaugura una stagione di contatti e di incontri che sembrano aprire un dialogo fra le fazioni contrapposte, grazie anche all’assunzione del politico e architetto Stefano Boeri come responsabile del masterplan Isola.

Il risultato di questi incontri è la riformulazione dell’intero progetto, che in una certa misura attenua l’impatto della cementificazione sul quartiere: Catella e Boeri si impegnano a salvare le funzioni della Stecca e a costruire edifici più bassi lungo la via Confalonieri, salvando in parte il giardino. Ma il piano non porta alla diminuzione delle cubature previste, bensì ad una loro redistribuzione in altezza: da qui le due torri di 27 e 19 piani dei Boschi Verticali. La Stecca sarebbe comunque stata abbattuta, anche se al suo posto sarebbero stati due edifici che avrebbero ospitato da un alto le associazioni (Incubatore dell’Arte, oggi Stecca 3), dall’altro i servizi necessari al quartiere (Community Center). Anche una delle due gambe della Y sarebbe stata cancellata. Le aree a verde così recuparate sarebbero state private ma ad uso pubblico, e sarebbero sorte su un parcheggio sotterraneo a più piani da 570 posti, con forti limitazioni per il verde pubblico.

Il nuovo masterplan quindi non salvava affatto il verde né poneva limiti alla cementificazione, ma permise agli immobiliaristi di sfaldare il fronte dell’opposizione facendo leva sugli interessi e i punti di vista dei diversi gruppi. Chi era più interessato agli spazi della Stecca fu infatti ricettivo verso le proposte della Hines, mentre chi lottava soprattutto per i giardini e per conservare all’Isola una dimensione umana non poteva certo sentirsi tutelato. Intanto, nel 2005, cade il bosco di Gioia. Situato all’incrocio tra via Giia e via Galvani, gli alberi vengono demoliti pe far spazio al nuovo palazzo della Regione, fortemente voluto dal Prseidente Formigoni, nonostante un’accorata battaglia sostenuta anche da Dario Fo e da Rocco Tanica, tastierista di Elio e le Storie Tese. I versi finale di una canzona ricordano quella sconfitta:

Nel 2007 c’è ancora un altro tentativo di elaborare un piano che offre una possibile alternativa di redistribuzione delle volumetrie dal PII Isola e dal PII Garibladi-Repubblica. L’Associazione Chiamamilano inseime ai comitati cittadini presentano il progetto del Parco Possibile, disegnato dagli architetti Jacopo Gardella e Pierfrancesco Sacerdoti, con il patrocinio del Consigliere Comunale Milly Moratti. Il progetto, che mira a salvare il giardino del quartiere e la Stecca, a scongiurare la costruzione dei nuovi edifici proprio di fronte alle altre case di via Confalonieri e a ridurre la cubatore complessiva, verrà approvato dal Consiglio di Zona 9 ma non avrà nesuna influenza sul piano concreto. (scarica il progetto [download id=”42″]).

Ma anche il destino del Community Center, che avrebbe dovuto ospitare un asilo nido, una biblioteca di quartiere, spazi aggregativi per giovani e anziani, era segnato. Il Comune, trovatosi nella necessità di vendere la storica sede dell’Anpi in via Mascagni, non trovò altra soluzione che spostarla all’Isola nello spazio dedicato al Community Center, nonostante il parere negativo dell’Anpi di zona solidale con le esigenze del quartiere. La Casa della Memoria dovrebbe vedere la luce entro aprile del 2015.

Nel frattempo però il progetto “Città della Moda” è stato completamente superato per lo scarso interesse dimostrato dai maggiori stilisti milanesi, che si sono organizzati diversamente e hannno trovato i loro spazi altrove. Il Modam, che avrebbe dovuto sorgere al centro del parco, non viene più realizzato, mentre l’edificio progettato inizialmente dall’architetto Grinshaw, il cosidetto “Lumacone” o “Armadillo”, è oggetto di una variante che lo converte da spazio espositivo per le sfilate di moda (quindi ad uso pubblico) a terziario non residenziale (uffici, negozi o alberghi), quindi ancora una volta ad uso privato.

Come risarcimento al quartiere il Comune decide di utilizzare i nuovi oneri derivanti da questa operazione per finanziare la costruzione del famoso Community Center, o Casa di Quartiere, o Centro Civico che verrà collocato alle porte del parco di Porta Nuova, di fianco all’Incubatore dell’Arte, restituendo quindi in parte all’Isola ciò che le era stato sottratto con la Casa della Memoria. Pazienza se a scapito di un’altra fetta di verde.

E questa è la storia di Golia che, alla fine, sconfigge Davide, seppellendolo sotto una colata di cemento.

Fonti
Questa ricostruzione è stata tratta in buona parte da una recente pubblicazione di Isola Art Center, “Fight-Specific-Isola”, Archive Books 2013, che ricostruisce dal punto di vista dei protagonosti di allora la lunga battaglia per la difesa della Stecca e dei giardini pubblici di via Confalonieri.

Analogamente il punto di vosta degli immobiliaristi, per quanto possa sembrare ovvio, si può leggere in una altrattanto recente pubblicazione di Manfredi Catella, amministratore delegato di Hines iItalia, e Luca Doninelli, “Milano si alza. Porta Nuova, un progetto per l’Italia”, Vita 2013

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: